LA LINGUA SENTIMENTALE

Testo: Marco Archetti
Layout: Chiara Rettore, Sara Scarlatti, Mattia Scolari, Kledy Bricherasio

“Libera nos a Malo” di Luigi Meneghello è il romanzo di una lingua. È il ritorno alla lingua natale da parte di chi, ritrovandosi docente in Inghilterra ormai da anni, parlava un’altra lingua. È il racconto, in forma di romanzo, della necessità di ritrovare la lingua sentimentale, rispetto alla quotidiana lingua funzionale. Perché alla fine la lingua sentimentale – soprattutto la lingua sentimentale – è una prospettiva, il nostro più inamovibile epicentro psicologico. La lingua con cui pensiamo i ricordi – o meglio, con cui i ricordi pensano noi – ci consegna sempre un mondo. E un mondo vuol dire tutto: colori, odori, brutali consistenze, volatilità, primavere nel vetro di un bicchiere, insomma, ogni aspetto, ogni cosa meno che fatti. Prima i sensi, poi i fatti.

La capacità della lingua di creare mondi – stiamo parlando di letteratura, certo, ma anche dei semplici racconti della nonna prima che ci addormentassimo quando eravamo bambini e un “C’era una volta” stabiliva un incantesimo – è pari a quella di evocarli e di trascinare tra le sillabe di un nomignolo o di un’espressione intercettata al volo dieci anni fa (ma ficcata nella nostra esperienza) uno spartito che non si può suonare, ed è il colore di quel pomeriggio, l’odore di quel corpo, il sorriso con cui lei ti ha detto una precisa parola.

La lingua scatta fotografie, compone musica, fa e disfa. È un superpotere, è il regalo più importante che l’umanità ha fatto a sé stessa. Ogni parola è racconto, è il sesto dei cinque sensi, e vale da sola tutte le meraviglie del mondo. Sì, la lingua è meraviglia, perché alla fine noi lottiamo e riusciamo a dire anche ciò che non si può dire, ne facciamo letteratura e canzone, poesia e lettera d’amore, e ogni volta che ci proviamo – ogni volta che ci riusciamo – l’umanità intravede l’infinito. Ogni singola parola è l’origine del mondo.